Buio

Maledetta sindrome. Guardo la mia mano tremare per portare il bicchiere alla bocca. Devo concentrarmi per non sbrodolarmi come fossi un bambino senza bavaglia. Pasteggio al tavolo della vita senza bavaglia e mi riempio la camicia di macchie imbarazzanti che solo io vedo. Ma mi vergogno. Alla mia età bisognerebbe saper Stare composti, invece mi muovo goffamente nei sentimenti con la stessa grazia di un vitello cieco nel corridoio del macello. Sbatto qua e la e mi lascio spingere avanti dal tempo. Sento le urla di chi è già davanti al giudizio finale. La maledetta sindrome del buio, che mi fa muovere nella luce come se la luce non ci fosse, a tentoni, maldestramente. Come posso fregate i secondi, le ore, i giorni, gli anni?! Rallentate, cazzo! Devo ancora imparare a stare al mondo. E tu, Dio, se ci sei dove hai nascosto le istruzioni di questo casino che hai creato? Bel colpo di egoismo da parte tua mettermi al mondo e non farti più vedere. Io non abbandonerei mai mio figlio. Oh, devo essere disperato per parlare con te senza nemmeno credere che esisti… che strane cose facciamo noi uomini quando siamo al buio. Maledetta sindrome del buio.

Cerchi alla testa

Sono sfatto, ok?
Sono ubriaco sfatto.
Da qui il mondo è più vivace,
digerisco le tue menzogne
con un calice di rosso.
Rosso come le tue guance quando giuri,
rosso come le tue labbra quando ami,
rosso come la tua pelle quando godi…
…rosso come quando menti.
Prendimi in giro ora,
gioca con me,
ho l’illusione di non accorgermene.
Amami ora,
con la tua follia,
strappami a morsi questa nostalgia…
Portami via…
Portami via…
portami via.

NUDO

Silenzi.
Vivo di silenzi da riempire angosciosamente di pensieri e di niente.
Silenzi colmi del nulla che a me pare tutto quello che ho.
Osservo la vita da dietro gli occhiali sporchi dell’ansia di sentirmi qualcuno o qualcosa.
C’è molto vento in questo silenzio, ogni giorno porta via qualcosa che credevo essere e mi scaglia addosso il nuovo. A volte è talmente violento da lasciarmi per alcuni istanti nudo.
Nudo al vento.
Nudo al freddo.
Nudo alla vita.

Carlo Galli

Piante spoglie

Dietro alla collina, il sole viene su. Cosa ne sanno gli ulivi? Cosa ne sanno loro del sole che sale… Sono immobile, come quelle piante, pieno di nodi dentro all’anima, piegato su me stesso a pensare che ne so quanto loro. Ho la corteccia malata, si intravedono le ferite che cerco di mascherare. Ho la corteccia malata di una pianta cresciuta troppo in fretta, senza paletti a tenerla dritta, senza cure a disinfettarla. Ho la mente invasa dai parassiti, tarli che scavano e ammucchiano segatura di pensieri malinconici che, di tanto in tanto, un vento fatto di illusione sparge via. Non c’è sempre il vento. Non c’è sempre il sole.Piove solo quando piango. Piove solo quando sono stanco, giusto per tenermi in vita. Cosa ne sa il mondo di me? Cosa ne so io del mondo? Me ne resto immobile qui, con la mia amina dalla spoglia chioma, ad osservare questo casino infernale… ad aspettare quei frutti ai quali non ho ancora saputo dar vita. La mia vita.

Carlo Galli

Tu come stai?

Tu come stai? mi chiedi.
Tu come stai? mi chiedi.
Tu come stai? mi chiedi sempre…
Io come sto? mi chiedo.
Io come sto? mi chiedo.
Io come sto? mi chiedo sempre…
Non credo più… in niente.
Non voglio più… il niente.
Che cosa sono… non sono niente.
Tra le mie dita, adesso…
Non ho un rosario, adesso…
Che cosa stringo,
cosa stringo adesso?
Non sono cosa, ancora?
Non sono un uomo, ancora…
Mi sento solo, ancora e sempre.
Ho visto il vuoto, nero…
Ho visto il buio, nero…
Voglio una luce, la voglio adesso.
Respiro sul cuscino…
Lo stringo qui, vicino…
Non c’è nessuno,
nemmeno io, adesso…

Carlo Galli

INCOMPRENSIONI

Un tempo pensavo di essere sbagliato e tutto andava a rotoli.
Ora invece, che so di essere sbagliato, tutto sta prendendo la giusta piega.
Ho affittato una casa per andare a convivere con me stesso, a volte litighiamo ma tutto sommato va bene così, alla fine riesco sempre ad avere ragione e trovare un compromesso. C’è sempre nell’aria quel misunderstanding tra i miei pensieri e le mie azioni, il fumo di qualche sigaretta di troppo e nel lavandino i piatti da lavare. Stiamo cercando di avere delle regole da seguire, io e i miei altri io… tutto sommato formiamo una bella squadra.
Credo che il primo passo per il cambiamento sia stato quel giorno in cui non ho visto i miei guasti come difetti, ma semplicemente come parti fondamentali di me. Ho smesso di combattermi ed ho iniziato a vivermi. A vivere.

Carlo Galli

Disarmonia

Nei suoi occhi c’era qualcosa di inusuale… non saprei dare un nome a questa condizione. Potrei dire che mi ricordava quei fiori che crescono sulle scarpate, che se ne stanno li a guardare il panorama sapendo di non essere disturbati da nessuno, come facessero parte di un altro mondo, così rari e preziosi soprattutto perché solo in pochi possono riuscire a vederli. Non è roba da tutti scalare una vetta. Quanti preferiscono fermarsi al comodo, guardarli da lontano senza vedere le sfumature che li compongono: colori particolari, forme inusuali per adattarsi all’ambiente che li circonda, piccolezze che li rendono unici e fragili. Fragili come noi, aggrappati ad uno spicchio di sogno, con deboli radici conficcate nelle convenzioni, a cercare di comporre l’armonia della vita in silenzio, quasi anonimo. Si, quella cosa conficcata in fondo ai suoi occhi, credo fosse la disarmonia che si portava dentro… ed era la musica più bella che avessi mai sentito.

Carlo Galli