Scappa dagli avvoltoi, bambino…

Corre ancora

il mio io bambino

nell’immenso che ho dentro,

sui prati dell’anima

a caccia di farfalle…

corre ancora

col suo retino

e non s’accorge

che col tempo

son diventate

avvoltoi.

 

Carlo Galli

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David, parte 6 ( ! Contenuti espliciti e pesanti)

 

Bene, il giorno X è arrivato”  pensò David mentre si trovava ai piedi del grande palazzo con la paura che, d’improvviso, venisse calpestato.

Erano stato giorni pesanti per lui, nonostante i ripetuti tentativi non era riuscito a farsi nemmeno una sega.

Rimaneva a metà, mancava il gran finale.

Il viso di lei balzava all’improvviso da dietro le palpebre chiuse, con un sorriso freddo a la lama di coltello, gli occhi vitrei come un cubetto di ghiaccio e, lui, era costretto a spalancarli per farla sparire perdendo l’eccitazione.

L’altra volta, dopo esser uscito da quell’appartamento, aveva trovato sul suo cellulare un messaggio salvato come bozza che diceva: <La prossima volta che vieni, devi prendermi… Sali ed entra in casa di nascosto, spaventami, prendimi alla sprovvista>.

Guardò la lunga fila dei campanelli e ne suonò uno a caso… rispose un uomo e, David, disse: «Postino, c’è una raccomandata a suo nome» per farsi aprire.

In effetti funzionò, l’uomo schiacciò il pulsante e il portoncino si aprì, spalancandosi… restò immobile a fissarlo per qualche secondo e, nella sua testa, non riusciva a capire se lì dentro ci fosse l’inferno o il paradiso.

“Va beh, sarà il purgatorio”, pensò per tranquillizzarsi… “esistono anche le vie di mezzo nella vita”.

Arrivato al terzo piano, si avvicinò lentamente alla porta, camminando sulle punte dei piedi per non far rumore e appoggiò l’orecchio alla porta.

Nessun rumore.

Abbassò la maniglia ed entrò.

Nessuno in vista, luce soffusa.

Entro nel soggiorno/cucina e vide un biglietto sul tavolo, era per lui.

“Toccati, io ti sto guardando…

Non cercare di trovarmi, tanto non ci riusciresti mai…

Toccati, adesso puoi godere”

Non appena posò il foglio sul tavolo, sentì la serratura della porta chiudersi.

Quattro mandate.

Corse a vedere chi c’era ma, nessuno.

Guardò subito dallo spioncino per vedere se era stato chiuso dentro ma, ancora nessuno. Nessun rumore di passi per le scale o dell’ascensore.

«Siediti sul divano», ordinò la voce di Elena.

In tutta la casa c’erano le casse per la musica e, la voce, usciva da quelle.

Impossibile capire dove si trovasse.

«Dove sei?!», chiese David.

«Siediti sul divano!», ordinò lei.

Lui diede ascolto, si accomodò e deglutì un po’ di saliva che era diventata talmente spessa e collosa da appiccicargli le fauci. Era in un contesto che non poteva controllare e, per niente al mondo lui avrebbe accettato di perdere il controllo in nessuna situazione. Il risultato sempre quello: ansia e panico.

«Abbassa i pantaloni, chiudi gli occhi e godi» ordinò la voce, «adesso sei al sicuro».

«Ma dove sei» chiese ancora lui.

«Sono dentro di te!» rispose la voce.

“Ma che cazzo di risposta è?”, pensò tra sé.

«Fai quello che ti ho detto e vieni in quel bicchierino che vedi accanto al divano, altrimenti non uscirai più da questa casa».

David era totalmente nel panico, si rimproverava di esser stato stupidamente curioso… quella era una pazza, non c’era da scherzare!

Sapeva che non aveva alternative, doveva farlo.

Fu un istante.

Meno di un minuto e finì, urlando di piacere.

In quel momento Elena irruppe nella stanza, con in mano una siringa.

«Hey, che ci fai con in mano quella cosa?» notò subito David.

«Io niente… devi farmi tu una iniezione» rispose lei sogghignando.

«Basta, io non ce la faccio più, ho sbagliato a ritornare… non ho mai visto una cosa del genere! sei una pazza!», si alzò di scatto lui.

Elena estrasse dalla cinta dei pantaloni la famosa pistola, dicendo che stavolta era carica.

David si risedette immediatamente, il giramento di testa era tornato a trovarlo come la volta precedente.

«Avanti, aspira un po’ del tuo piacere e iniettamelo… nella vena!», ordinò lei lanciando la siringa sul divano, in fianco a lui, stringendo con i denti il laccio emostatico attorno al braccio.

«Ma stai scherzando? E’ una cosa fuori di testa!»

«Stai zitto e obbedisci altrimenti ti ammazzo bruttofigliodiputtana!» urlò lei avanzando con la pistola puntata, «non esiste estasi migliore che iniettarsi un concentrato di testosterone… soprattutto se il soggetto era impaurito, proprio come te».

Inutile tentare di sottrarsi al volere di quella donna.

Dopo aver eseguito l’iniezione lei cadde a terra ansimando, i pantaloni rosa attillati si scurirono tra le gambe, era eccitatissima, provò un orgasmo potente al punto da non riuscire a reggersi in piedi.

Dalle tasche di lei penzolava un portachiavi, David, senza pensarci due volte, le prese e si precipitò fuori dall’appartamento.

Salì in macchina trafelato e la mise in moto, ingranò la retro per uscire dal parcheggio e, quando si girò, notò una scritta sul vetro posteriore:

 

Non puoi fuggire da me,

io sono la tua coscienza.

 

Continua…

E io sorrido….

È davvero buffo come,
le persone che si prendono maledettamente sul serio,
trasmettano ilarità,
cioè l’esatto opposto di ciò che vorrebbero…
…e a questa tavolata, io, non riesco a togliermi il sorriso.

Carlo Galli

L’età è relativa…

Il corpo è vero, invecchia e accumula il peso del tempo… da un punto di vista materiale tu sei già una grande donna ed io poco più d’un ragazzino…
Ma l’anima?
All’anima non si può di certo dare un’età, ed in fondo, questa, è tutto ciò che conta… no?

Carlo Galli

Vertigini

Poi la notte
cala il silenzio
e nel buio,
ad occhi chiusi,
vedo l’immenso
e inspiegabile
vuoto
che sento dentro…
… a farmi compagnia
solo le vertigini…

Carlo Galli

Tra assenzio e oppio… l’amore…

Tra le dolciastre
nuvole
cariche d’oppio,
piovevano
gocce smeraldo
d’assenzio…
…e la libertà
dal velo svelasti,
donando un volto nuovo
all’amore…

…mia dolce ragazza
afgana…

Carlo Galli

Cosa c’era nella mia testa quando ho scritto questa poesia:

La scena è vista da un ragazzo che, assieme a un’altra dozzina di persone, sono radunate in una sala adibita a svago, in Afghanistan… la ragazza in questione è una piccola donna, quasi ancor bambina che, già sposata, sta servendo a dovere il marito (che ha tre volte i suoi anni) e i suoi amici… nell’andare e venire, passando in quella stanza, anche lei si inebria delle droghe che loro utilizzano e, perdendo il controllo, per una frazione di secondo toglie il velo, rivelando il dolce viso… come detto prima, solo un ragazzo vede… e ne resterà stregato per sempre, conservando quel segreto amore dentro al cuore… senza la certezza che fu una cosa reale oppure uno scherzo della mente alimentata dalle droghe…

… e io non capirò mai se tutto questo lo ho avuto solo in testa…

Carlo Galli