Silvia.. un mio personaggio

SILVIA

Non avevo nessuno al mondo, l’unica persona che potevo sentire vicina era Daniela; entrambe frequentavamo l’università di Economia e stavamo preparando la tanto desiderata tesi.

Anche lei, come me, dopo svariati, inutili tentativi di trovare un impiego (ma anche un semplice lavoro), per sopravvivere era costretta a prostituirsi.

L’unica cosa che rimaneva da fare era vendere me stessa.

Non che mi piacesse. Affatto.

Avevo calcolato che per l’affitto, mangiare e pagare le rette universitarie, servivano millecinquecento euro al mese, vale a dire trenta marchette da cinquanta euro, tariffa standard di una povera disgraziata come me. Un incontro al giorno. Un’infinità.

Ogni cliente, entrava dentro con la violenza di un temporale che, con le sue gocce pesanti, sgretolava il mio orgoglio.

Sarebbe stato più semplice alleggerire le spese non frequentando più l’università ma, poi, che cosa avrei fatto? Come sarei evoluta?

Studiare era troppo importante, lo consideravo un trampolino di lancio per i sogni e, visto che la realtà era soffocante, ogni giorno li usavo per prendere una boccata di ossigeno.

L’appartamento dove abitavo a Brescia, in via San Faustino, era piccolo e mal ridotto, situato al terzo piano di una palazzina fatiscente, dove aleggiava un perenne odore di umidità, composto da due sole stanze: una dove ci stavano incastrati come i pezzi di un puzzle, un divano letto, un cucinino e un tavolo con alcune sedie; l’altra il bagno, piccolissimo e cieco, con una ventola che produceva un suono simile allo squittio di uno scoiattolo, se funzionava. Per cercare di rendere l’atmosfera più accogliente, avevo appeso delle tende color porpora lungo le pareti, che coprivano la vecchia e crepata tinteggiatura. Per quattrocentocinquanta euro al mese, d’altronde, non trovavo di meglio e quello era il massimo che potevo spendere per non dover svendermi ancor di più.

Stavo già per crollare così.

Quella sera, mentre preparavo il tè per Daniela che aspettavo a minuti, ero persa nei pensieri, riflettevo su come la vita mi avesse tolto tutto, non lasciando nemmeno le briciole per sfamare la solitudine. Ero al limite dall’esaurimento, non reggevo più nulla e, cosa mai successa prima, desideravo di morire. Questo mi spaventava, dovevo confidare a qualcuno il peso che portavo dentro per alleggerirmene, sentivo che stavo diventando pericolosa per me stessa.

Ma perché fidarsi? Dove trovavo il coraggio di aprire l’anima a qualcuno se, persino dalle persone che avrebbero dovuto volermi più bene al mondo, son stata tradita e abbandonata? Avrei retto il peso di un ulteriore legame affettivo, se poi si fosse spezzato come tutti gli altri? Sarebbe stato al sicuro quel segreto che avevo dentro, nelle mani di un’altra persona?

Ero però arrivata in fondo a un vicolo cieco, dovevo trovare la forza di togliere quell’armatura che avevo creato, perché, è vero, mi faceva sentire protetta dal mondo esterno però, non lasciava che niente di buono riuscisse ad entrare, isolandomi da tutto. La indossavo da così tanto tempo che, se l’avessi tolta, avrei avuto l’impressione di essere nuda. Indifesa. Ancor più vulnerabile.

Era venuto però il momento di provarci, cercare di spogliare le difese per sentire se forse, con il lasciarsi andare e fidandosi di qualcuno, sarei riuscita a sentire il calore di un po’ d’affetto a scaldare il gelo che avevo dentro.

Mentre la teiera fischiava vapore, appannando le piastrelle rosse dietro i fornelli, Daniela suonò il campanello, distraendomi dai labirinti senza uscita che avevo nella testa. Appena entrò dalla porta, corse per uno dei suoi soliti abbracci carichi di entusiasmo, facendomi rovesciare un po’ d’acqua bollente che stavo versando nelle tazze, sul piano della cucina.

«Io prendo quella verde!», disse Daniela afferrando il manico della tazza.

«Non ho messo lo zucchero, è finito, mi sa che ti tocca berlo amaro.»

«Vorrà dire che  sarà meglio per la linea», rispose sorridendo mentre si sedeva sul divano.

Accavallò le gambe con la grazia e l’eleganza che la natura le aveva donato, ogni semplice gesto che faceva, sembrava studiato e armonioso; era molto sicura di sé e di questo ne ero gelosa, la vedevo come esempio da seguire, avrei tanto voluto avere un carattere come il suo.

«Ho bisogno di confidarti delle cose importanti», dissi restando in piedi, appoggiata alla cucina, cupa in viso.

«Che faccia seria! Devo preoccuparmi? E’ successo qualcosa?»

«No, voglio solo raccontarti di me, voglio renderti partecipe di alcuni avvenimenti della mia vita che, malgrado sia molto tempo che ci conosciamo, non ho mai avuto la forza di dirti»

«Silvia, questa premessa è preoccupante… non è che poi sarò custode di un segreto pericoloso, come in quei film polizieschi?», disse scherzando, per cercar di farmi distendere il viso dalla smorfia contratta che avevo assunto.

«Senti, ho sempre sentito il tuo bene, mi hai sempre aiutata e sei sempre stata accanto a me da quando sono arrivata qui… adesso però ho bisogno di te più che mai, devo portarti a conoscenza di una parte di me che ho sempre tenuto nascosta, di modo da farti entrare in questa armatura che ho creato, per sentire che qualcuno mi conosce davvero. Non voglio più esser sola con i miei fantasmi, perché iniziano ad essere troppo spaventosi da sopportare».

Dal cambio di espressione di Daniela capii che aveva inteso la serietà di quelle parole. Sedetti sul divano accanto a lei.

«Va bene, ascolterò il tuo segreto e lo custodirò con attenzione… ti voglio bene, lo sai», disse avvolgendomi in un abbraccio, dopo aver posato a terra, di fronte al divano, le nostre due tazze.

«Allora, devi sapere…»

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17 comments

  1. cordialdo · marzo 7, 2014

    Conciso, filante e convincente. Aspetto la seconda puntata. Ciao. Osv.

  2. Silvia · marzo 7, 2014

    Davvero bello….complimenti, aspetto il seguito 🙂

  3. ronnytresor · marzo 7, 2014

    No ti pregoo quanto devo aspettare per il prossimo? ????????? Bravissimo,bellissimissimo,mi sono perso in Silvia.
    ☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

    • Carlo Galli · marzo 7, 2014

      un assaggino 🙂

      • ronnytresor · marzo 7, 2014

        Sempre detto io ( u r the best).. ti odio lo sai vero?? Non puoi… 😉 ★

      • Carlo Galli · marzo 7, 2014

        si lo so che sei una persona cattiva
        😉

      • ronnytresor · marzo 7, 2014

        Proprio così! Uff… ♡

  4. vittoriot75ge · marzo 7, 2014

    Interessante.
    Spero che Daniela reagisca come reagirei io.

  5. nunziatullio · marzo 7, 2014

    Non ci tenere troppo sulle spine.
    Pulito e rapido.
    Complimenti!

  6. jalesh · marzo 7, 2014

    Bello molto bello…..incantata…l’onestà prima di tutto…scritto molto bene

    • Carlo Galli · marzo 8, 2014

      Grazie mille jalesh!
      sono davvero felice per questo tuo commento 🙂
      🙂

  7. newmao · marzo 8, 2014

    Potessi scrivere bene come te

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