David, terza parte (la follia)

Una pistola.

Era la prima volta che David ne vedeva una… la canna tremava, come le mani della donna che la stringeva.

«Raccogli quei cazzo di fogli e vieni dentro», ordinò la donna.

David fece ciò che gli era stato richiesto, si guardò intorno per vedere se dalle altre porte del pianerottolo qualcuno stesse vedendo la scena e chiamasse aiuto.

Nessuno.

Gli balenò l’idea di scappare.

«Pensi di essere più veloce del proiettile? Non farti venire strane idee ed entra in casa!», sembrò leggergli nel pensiero lei.

«Ma signora Baldi…»

«Elena, chiamami Elena», lo bloccò lei.

«Signora Elena, è evidente che si tratta di un malinteso, tolgo il disturbo e facciamo finta che non sia successo niente»

«Falla finita e entra… e non chiamarmi signora, solo Elena e basta!», ribadì.

L’appartamento era avvolto da luci soffuse che tendevano al rossastro, un arredamento minimalista e tappeti fatti di pelli di animali ovunque.

«Siediti su quella poltrona», ordinò lei.

David ubbidì, nel sedersi la testa iniziò a girargli, stava svenendo per lo stress della surreale situazione.

Elena prese una sedia e si sedette di fronte a lui.

Era una donna bellissima, sulla cinquantina, indossava soltanto una sottoveste semitrasparente che lasciava intravedere le sinuose forme, niente mutandine e niente reggiseno.

«Allora, come ti chiami?»,

«David… io vorrei solo..»

«Shhhhh, non dire niente»

Lei allungò una gamba e la posò proprio tra le gambe di lui, la pistola sempre puntata dritta in faccia.

«Che c’è, non ti piace?», domandò.

«No, è che sono dannatamente impaurito da quell’arnese che hai in mano», rispose David.

Lei allora si alzò, posò la pistola tra le gambe di David dopo averla avvolta tra le mani di lui… David capì che non era reale intenzione della donna fargli del male, adesso aveva lui in mano lo strumento di morte.

«Visto che tu non funzioni, tieni la canna verso l’alto, posata qui tra le cosce», ordinò Elena prima inginocchiarsi e iniziare a leccare il freddo metallo.

David era confuso, un senso di nausea e surrealismo diventava sempre più ingestibile… ‘Sto impazzendo, non può essere vera questa situazione, ora chiudo gli occhi e, nel riaprirli, capirò che è soltanto la mia immaginazione’, pensò tra sé.

Invece non appena aprì gli occhi vide che la donna era ancora lì, impegnata nella sua bizzarra performance.

«Devo andare in bagno, sto per vomitare!», scattò in piedi.

«E’ quella la porta», indicò la donna.

Il bagno era tutto bianco, i vari oggetti e cosmetici stavano allineati in modo tanto preciso da risultare maniacale. David vomitò nel lavandino, poi, si sentì mancare e cadde a terra.

Appena riaprì gli occhi, la forte luce del sole che entrava dalla finestra gli causò dolore… era sdraiato su un materasso ad acqua, totalmente nudo e con mani e piedi legate alle testate. Elena gli bagnava la fronte con dell’acqua fresca.

«Ho aperto le imposte per rendere tutto meno ‘pauroso’», disse la donna con scherno.

Sul comodino la sveglia segnava le 13.08.

«Lasciami andare, ti prego… devo tornare a lavoro, mi staranno cercando… finirai nei guai se non mi liberi»

«Sei già stufo di giocare?»

«Non è un gioco divertente!»

La donna si avvicinò e lo baciò.

Intensamente.

David aveva sentimenti contrastanti; da un lato la paura, dall’altro l’attrazione verso quella pazza donna che, poi, gli slacciò una manetta e gettò sul suo petto le chiavi per aprire le altre… Uscì dalla stanza sussurrando «tanto, da adesso, non potrai più fare a meno di me».

Lui si liberò e prese i suoi vestiti che erano appoggiati sullo schienale di una sedia, si rivestì frettolosamente ed uscì dall’appartamento.

Quando salì in macchina pensò a ciò che gli era appena accaduto, dalla finestra del terzo piano vide il volto sorridente di lei… in bocca aveva ancora il sapore del suo bacio e, adesso, sentiva l’eccitazione di tutta l’adrenalina che gli era esplosa nel sangue.

Nel periodo buio, di apatia e depressione che stava affrontando, Elena, sembrava esser stata l’unica cosa capace di rimetterlo in contatto con la vita.

Accese la macchina ma, poi, subito dopo, la spense…

Carlo Galli

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19 comments

  1. Silvia · marzo 14, 2014

    ….e tornò da lei 😉

  2. ninjalaspia · marzo 14, 2014

    L’arte del saper giocare…
    Bello, scritto benissimo, quasi quasi mi hai dato un’ideuzza 😉

    • Carlo Galli · marzo 14, 2014

      ma non mettere i proiettili mi raccomando 🙂

      • ninjalaspia · marzo 14, 2014

        il gioco è far in modo che ci si fidi l’un dell’altra, giusto? 😉

      • Carlo Galli · marzo 14, 2014

        eh si… 🙂

  3. Ronny Tresor · marzo 14, 2014

    Fetish.
    Ah ah

  4. wsa0 · marzo 14, 2014

    Direi che Davide ha avuto un imprevisto della vita.un po’ di follia c’è dentro in ognuno di noi…anzi io sono folle….b.giornata Carlo

  5. wsa0 · marzo 14, 2014

    L’elogio della follia .se hai voglia guarda questo video. http://youtu.be/MfxRZuBbKKE

  6. mondidascoprire · marzo 14, 2014

    follia che copre il vuoto delle emozioni…come uno sballo da LSD…

  7. jalesh · marzo 14, 2014

    Scritto molto bene che lascia il lettore in attesa del prossimo capitolo…bravo

  8. Patrizia M. · marzo 14, 2014

    Sicuramente un’esperienza stravagante per Davide. Scritto molto bene e soprattutto con un finale che incuriosisce tantissimo il lettore che vuole sapere come andrà a finire, cosa farà Davide 🙂
    Complimenti. Ciao, Patrizia

  9. belindaraffaeli · marzo 14, 2014

    😉

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