David (quarta parte)

David si avvicinò al portone del palazzo e lo trovò aperto, ci sgattaiolò dentro e imboccò le scale di corsa per raggiungere il terzo piano. Mentre saliva l’adrenalina entrava sempre più nelle sue vene, invadendo i capillari e colorando di rosso il viso. Si immaginava già di essere posseduto da quella donna; lui di certo non era abbastanza sicuro di sé per vederla in altro modo, troppo demotivato per essere in grado di possedere.

Arrivò al pianerottolo e, appesa alla porta di Elena, c’era un biglietto con scritto:

LE TUE PAURE

SONO LA TUA MORTE.

TORNA QUANDO SARAI

DIVENTATO UOMO.

Quella  parole erano indirizzate proprio a lui, sapeva che erano state scritte da una che, apparentemente, era una squilibrata ma, lo colpirono dritto nel suo punto debole.

Le paure.

E David di paure ne aveva da vendere. Le ripercorse mentalmente mentre scendeva le scale:
Paura di amare

Paura di stare tra la gente

Paura di ammalarsi

Paura di stare bene

Paura degli attacchi di panico

Paura di non riuscire

Paura di vivere

Paura di morire.

Paura di tutto insomma.

Panico e paura.

Si rinchiuse immediatamente in auto come a voler scappare dal mondo e prese una boccetta di Lexotan dalla tasca posteriore della valigetta del buon agente immobiliare.

Venti gocce sotto la lingua.

«Facciamo trenta», disse guardandosi nello specchietto retrovisore, versandosene poi altre dieci in bocca.

Diede uno sguardo all’ora e si immaginò la ramanzina che avrebbe dovuto subire una volta rientrato in ufficio, ingranò la marcia e partì di corsa. Durante il tragitto già si vedeva quella gran faccia di merda che, senza nemmeno parlare, gli faceva cenno di andare nel suo ufficio… ma la visione durò poco, vuoi per le gocce o vuoi per la figura di quella donna che lo rapiva completamente, facendo sembrare tutto il resto nulla.

Appena mise piede in agenzia, Gianni lo fissò senza dire niente.

«Mi scusi», accennò David.

«Spero almeno tu abbia concluso qualcosa»

«A dire il vero…»

«A dire il vero niente, settimana prossima rifissi l’appuntamento e mi faccia trovare il contratto firmato sulla mia scrivania!», lo bloccò Gianni.

Quindi la devo incontrare di nuovo per forza…”, pensò e si sentì tremare le gambe.

«Cercherò di fare del mio meglio…»

«Deve fare del suo meglio… ah, gli insulti glie li risparmio, credo che bastino quelli che le ho scritto via messaggio».

David si toccò immediatamente le tasche, il cellulare non c’era. Si ricordò di averlo messo nella valigetta e, senza perdere tempo, usci e corse verso la macchina.

Appena lo recuperò restò pietrificato, a bocca aperta… e non di certo per i messaggi del suo titolare.

Carlo Galli

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25 comments

  1. im1dreamer · marzo 19, 2014

    Lasci sempre con il fiato sospeso, ma l’attesa aumenta la curiosità.. 😊

    • Carlo Galli · marzo 19, 2014

      🙂
      dovremmo fa incontrare i nostri personaggi hahha

      • im1dreamer · marzo 19, 2014

        Ahahahahah..chissà che si direbbero..

      • Carlo Galli · marzo 19, 2014

        mah… 🙂

  2. Silvia · marzo 19, 2014

    il racconto di fa sempre più intrigante……me gusta!!!!! 😉

  3. ninjalaspia · marzo 19, 2014

    “Le tue paure sono la tua morte”, verissimo, mio saggio amico! 😉
    Attendo il prossimo capitolo 🙂

  4. wsa0 · marzo 19, 2014

    A tutti gli angeli (mio padre si chiamava Angelo ) che ci guardano da lassù increduli di come siamo ridotti noi esseri umani dedicò http://youtu.be/GYVKUnYxUgY

    Un abbraccio Carlo

  5. jalesh · marzo 19, 2014

    Suscita sempre più curiosità….

  6. mondidascoprire · marzo 19, 2014

    ci vuole una mucca che cada dal cielo….come nel film

  7. Ronny Tresor · marzo 19, 2014

    Ah ah solo io posso essere sempre più incuriosito…di david… ★

  8. Patrizia M. · marzo 19, 2014

    Sempre più intrigante e tu sempre più crudele a fermarti sul più bellooooo 🙂
    Ciao, Pat

  9. lupokatttivo · marzo 19, 2014

    Bellissimo 🙂

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