David, quinta parte… (la traballante sessualità)

Un’altra giornata era finita.

Una giornata di merda.

David stava consumando lentamente le lasagne che sua madre gli aveva dato la settimana prima: «guarda, sono tutte in vaschettine monoporzione, mettile subito in freezer e riscaldale un po’ nel forno quando ti vanno»,  gli aveva raccomandato.

Era sempre stata premurosa con lui, il suo unico e adorato figlio ma, David, nonostante queste premure, non riusciva a sentire tutto il bene che lei le voleva, era come schermato da qualcosa di sconosciuto che lo teneva distante dai sentimenti.

Nella testa, tra il fumo delle lasagne e quello che saliva dal mozzicone spento male di una sigaretta, si stava facendo spazio a gomitate Elena.

Oh, Elena…

Al sol pensiero accavallò le gambe, come per nascondere l’erezione che si faceva largo tra i pantaloni, come a non voler ammettere a se stesso che era attratto dalla follia di quella persona.

Era forse perché paragonandosi a lei si sentiva più ‘nomale’? Oppure perché per sentire qualcosa, forse, doveva ricorrere a bizzarrie sempre più grandi e a lui non stava bene?

Non riuscì a resistere, lasciò il piatto mezzo pieno sul tavolo e corse in bagno, come non gli succedeva di fare da quando era ragazzino… cercò di provocarsi piacere velocemente e con movimenti violenti, come se si volesse autopunire per quell’assurdo pensiero che non accettava…

Tornò alla sua cena dopo non esser riuscito a finire ciò che aveva iniziato, borbottando tra sé «…ora mi tocca pure mangiare le lasagne fredde».

Era la prima volta che gli succedeva di non riuscire a raggiungere il piacere; usare quel suo dolce metodo per riuscire a sopperire momentaneamente alle tristezza non aveva funzionato. In testa si arrovellavano mille pensieri, uno accavallato all’altro, uno in contrasto con il successivo.

Confusione.

Confusione totale.

Sentiva un attacco di ansia alle porte, così, senza pensarci due volte, scese in cantina, nella sua ‘Panic Room’ segreta, dove si chiuse immediatamente a chiave.

Dopo aver cercato a tentoni il bottone per accendere quella vecchia e fioca luce, prese in mano l’unica cosa che c’era in quella stanza, la scatola dei ricordi. Frugò al suo interno tra le fotografie, le lettere e i piccoli oggetti, fino a quando trovò il braccialetto di Chantal, la Lap Dancer con la quale credeva di aver sperimentato l’innamoramento tempo addietro.

Credeva perché David non era mai sicuro di niente.

Gli venne voglia di uscire da lì e andare al locale dove lavorava, a pochi passi da casa… tempo di farsi una doccia e sarebbe stato pronto. Doveva provare a vedere se lei riusciva a risolvere e concludere ciò che lui aveva iniziato prima, come a voler dimostrare a se stesso che, tra tutte le insicurezze che già lo abitavano, quella non sarebbe mai entrata.

Appena fuori dalla porta accese una sigaretta e passò la mano nei capelli, suo solito gesto involontario. C’era una nebbia densa che aleggiava lungo le strade, facendosi sempre più bassa, come se qualcuno dall’alto stesse posando una coperta sul mondo per proteggerlo… in quel momento David si sentì libero e al sicuro, nascosto tra la foschia, come quando da bambino si riparava tra le lenzuola per sconfiggere le paure…

Quando entrò nel locale, Chantal gli si avvicinò immediatamente.

«Ciao David… come stai?»

«A dire il vero non proprio bene… sai… avrei bisogno di qualcosa che mi faccia rilassare»

«Oh, povero piccolo», rispose lei adagiando la sua testa tra i seni.

«Ci appartiamo di là?» chiese subito lui.

«Non vuoi scegliere un’altra ragazza? Avevamo detto che tra noi ci doveva essere soltanto una buona amicizia…»

«E io stasera voglio proprio te», concluse lui prendendole la mano e avviandosi verso i privé.

Entrarono in una piccola stanzetta e, immediatamente dopo aver chiuso la tendina, si baciarono intensamente. David ripensò a quando provava quel sentimento così forte per Chantal e ogni bacio gli trasmetteva una piccola scarica di adrenalina.

Quella sera no, non funzionava.

Si accomodò sulla sedia e sbottonò i pantaloni, lei si inginocchiò di fronte. Le calde e esperte labbra di Chantal risvegliarono i suoi sensi così, involontariamente, chiuse gli occhi per godersi ogni minima sensazione ma…

«Cazzo!», esclamò d’improvviso alzandosi di scatto e riabbottonandosi i pantaloni, «Scusami Chany ma devo scappare!».

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33 comments

  1. im1dreamer · marzo 21, 2014

    Il racconto si fa audace.. 😄

  2. nunziatullio · marzo 21, 2014

    Sempre più intrigante…
    … Ciao “particella” di David!

    • Carlo Galli · marzo 21, 2014

      hahaha ma io non lo conosco di persona… è amico di amici che conoscono amici….
      haha
      😉

  3. Ronny Tresor · marzo 21, 2014

    My god… David… ahhhh ★★

    • Carlo Galli · marzo 21, 2014

      Hahaha
      😊☺

      • Ronny Tresor · marzo 21, 2014

        Tutto mi aspettavo ma qui stiamo andando verso.. l erotico. . Aiutoooo 🙂

      • Carlo Galli · marzo 21, 2014

        Ahahahahaa
        Ma nooooo vedrai che si calma
        😃

      • Ronny Tresor · marzo 21, 2014

        Nooo non deve calmarsi, lo voglio ancora più acceso. .. ADOROOOOO ☆★

      • Carlo Galli · marzo 21, 2014

        😃😃😃😃😃😃

  4. Sun · marzo 21, 2014

    Spetta va… mi vado a leggere tutto dall’inizio che mi sembra interessante 🙂

  5. Sun · marzo 21, 2014

    weilaaaa, mica male sto racconto 🙂
    adesso faccio la seria… bravo, scrivi bene e bella fantasia!!!

    • Carlo Galli · marzo 21, 2014

      Mi fa molto piacere
      ☺😊☺
      Chiedo scusa per ripetizioni o errori vari ma lo scrivo dal cell quando ho ispirazione 😊

      • Sun · marzo 21, 2014

        non ne ho viste 😀

      • Carlo Galli · marzo 21, 2014

        😅

  6. jalesh · marzo 21, 2014

    La faccenda si sta facendo un pò calda…..

  7. Silvia · marzo 21, 2014

    eheheheh……il “chiodo schiaccia chiodo” non sempre funziona 😉

  8. wsa0 · marzo 21, 2014

    Sono in attesa di leggere la sesta parte.Ho letto questo capitolo per ben 2 volte ed é intrigante.Davide é un uomo tutto da amare con le sue fragilità e le delusioni della vita.se hai voglia di dare un occhiata a http://www.rotundamaris.it/cucina_ricette_storia/arberia_albanesi_2011_09_26

    B.notte xxx

  9. ninjalaspia · marzo 21, 2014

    attendendo la sesta parte 😉
    Sapere che riesci a scrivere racconti con il cellulare è sorprendente e intrigante. Bravo!

  10. Patrizia M. · marzo 21, 2014

    Ops qua bisogna iniziare ad accendere l’aria condizionata, se continua così si surriscalda ahahah. Evvai, il racconto si fa audace e nello stesso tempo ti stoppi sempre in modo così improvviso e lasciando aperta qualsiasi porta al seguito del racconto stesso. Bravissimo!!!
    Ciao, serena notte. Pat

  11. #iblogvannnodimoda · marzo 21, 2014

    Bellissimo!
    Hai reso davvero bene la descrizione del “sentimento” incompreso di David verso sua madre…ho trovato le tue parole (sentire, schermato, distante) davvero “giuste” per spiegare quel latente malessere. E la tua frase: “Credeva perché David non era mai sicuro di niente.” non sai quanto mi ha ricordato la mentalità di un ragazzo che ho conosciuto.
    Comunque bello davvero, si fa molto interessante 😉 !!

    • Carlo Galli · marzo 21, 2014

      Ti ringrazio davvero molto
      Sono molto felice che ti piaccia
      😊:))

      • #iblogvannnodimoda · marzo 22, 2014

        rimango sintonizzata 😉

      • Carlo Galli · marzo 22, 2014

        :))

  12. Emanuela de Leva Vacca · aprile 26, 2014

    ma c’è un seguito?

    • Carlo Galli · aprile 26, 2014

      Sì, fino alla sesta parte per ora… e più in dietro trovi il principio 🙂

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