Dove era nascosto l’amore (Linguaggio e contenuti forti che potrebbero infastidire)

Ventesimo compleanno.“E vent’anni portati male, per giunta” ripetevo guardando lo specchio… barba incolta, occhiaie da sonno e, a peggiorare il tutto, una costante vita sregolata. Sul collo i graffi della sera precedente, segni che, a vederli, facevano pensare che avessi litigato con il gatto quando, invece, era stata Fede, complice compagna di giochi. Fuori dalla finestra, il sole, aveva già fatto capolino da un bel pezzo dietro alla collina e, dentro me, era sorta la solita malinconia; era il mio compleanno ed ero solo perchè volevo stare da solo, chiuso nella misantropia a riflettere su mille perché senza risposta. Ormai sapevo come evolveva quel sentimento dentro me, sarei sprofondato sempre più nella poltrona a fissare il muro color nocciola fino a che, la stanchezza del corpo, avrebbe prevalso su quella della mente. No. Quella sera no! Era un giorno di festa, non di tristezza! Anche se festeggiare le ricorrenze non era nella mia indole, quella sera, mi auto-convinsi che era giusto farlo. Infilai velocemente i jeans e, sopra, indossai un maglioncino sottile. Dopo aver allacciato le All-star diedi un’occhiata allo specchio e sorrisi, senza motivo. “Bene, direzione Carmine” dissi ad alta voce mentre accendevo la macchina. Sul cellulare avevo salvato il numero di una prostituta che abitava in quella zona, lo avevo trovato tramite un annuncio su internet… c’era scritto che era italiana e, se così non fosse stato, avrei fatto dietro front, quella sera volevo una donna nostrana. La chiamai e accordai un incontro dopo 15 minuti, fortunatamente era libera. Arrivato in città parcheggiai su un marciapiede, ignorando i cartelli e mi diressi verso il civico che la ragazza mi aveva indicato al telefono, salii nell’appartamento e la scopai. Dieci minuti, forse dodici, ed ero di nuovo in strada, di ritorno verso la macchina che non c’era più. Sì, il cartello di rimozione forzata non era di bellezza e, per il nervoso gli diedi un calcio facendomi male all’alluce. “E adesso che cazzo faccio?” pensai. Di certo, a notte fonda, di chiamare un famigliare e dire “ehy, ero a puttane al Carmine e mi hanno portato via l’auto, vieni a prendermi?” non se ne parlava.  I miei due amici con i quali avevo confidenza avevano il telefono staccato e, allora, decisi di tornare da lei, la puttana. Suonai il campanello ma non rispose. Insistetti fino a quando, sopra la mia testa, sentii aprirsi le imposte e, la sua voce, diceva che non lavorava più, aveva bisogno di dormire. “Anche io ho bisogno di dormire e, siccome mi hanno portato via la macchina, pensavo di stare da te” dissi. “Ma sei fuori di testa? Non se ne parla!” rispose lei. Dopo mezzo minuto, invece, stavo salendo verso casa sua e, quando aprii la porta, lei, piangeva. L’istinto mi disse di abbracciarla e lo feci. Appoggiando la sua testa contro il mio petto pianse ancora più forte, sussultando e, con le sue lacrime, scesero anche le mie, senza capirne il motivo. Era come se i suoi  problemi, la sua frustrazione e la sua angoscia fossero entrati dentro me… li sentivo premere sulla gola e spingere le lacrime al bordo degli occhi. Da quel giorno, il termine Puttana, sparì dalla mia mente per sempre facendo spazio alla parola donna, le apparenze erano di colpo diventate invisibili. Fu un’emozione fortissima, un misto di tenerezza e compassione che, dopo altre notti passate rinchiusi in un abbraccio, diventò amore.

Carlo Galli

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46 comments

  1. molto bello ….

  2. vittoriot75ge · giugno 5, 2014

    Tecnicamente non si discute.
    Il contenuto viene salvato dal finale (eccellente, dal mio punto di vista) 🙂

    • Carlo Galli · giugno 5, 2014

      Mi fa piacere Vittorio che ti sia piaciuto 😀

      • vittoriot75ge · giugno 5, 2014

        Sì ma mi piace anche l’altro progetto, sto aspettando 😛

      • Carlo Galli · giugno 5, 2014

        siiiii appena ho un attimo ti scrivo!

  3. mimi · giugno 5, 2014

    Anche a me é piaciuto molto il finale a sorpresa 😉

  4. Laura · giugno 5, 2014

    E’ bello Carlo, mi e’ piaciuto tanto, bravo, un bacione!!Laura.

  5. ninjalaspia · giugno 5, 2014

    Con uno sguardo sull’anima da vero scrittore. Bello! 🙂

  6. jalesh · giugno 5, 2014

    Bel finale bellissima pagina

  7. …. molto bello… Buona serata
    Manu

  8. mairitombako · giugno 5, 2014

    ben detto come al solito…sempre magnifico il mio dolce uomo 🙂
    buona serata da grecia

  9. Irish · giugno 5, 2014

    Bellissimo… Buona serata 🙂

  10. Non solo parole · giugno 5, 2014

    Un bel racconto.
    Buona serata
    Maria

  11. Dafne Martino · giugno 5, 2014

    Splendido davvero!!!

  12. #iblogvannnodimoda · giugno 5, 2014

    Uno dei più belli che hai scritto Carlo..complimenti davvero..bellissimo..

  13. gdwho · giugno 5, 2014

    Era un po’ che non venivo qua, devo dire che hai scritto davvero un bel pezzo e soprattutto mi hai fatto tornar voglia di scrivere (oltre che a riflettere) 🙂

    • Carlo Galli · giugno 6, 2014

      Hai detto una cosa bellissima:)
      Aspetto di leggerti allora:)))

  14. manfrys · giugno 6, 2014

    L’ha ribloggato su manfrys (re)blog.

  15. primaepoi · giugno 6, 2014

    Bello, sì. Fa tenerezza quel ragazzo che, nel giorno del compleanno, impara una grande lezione di vita: mai fidarsi delle apparenze. Le persone si devono conoscere per poi giudicare. Giudicare, poi. Che brutta parola. Meglio “stimare”

  16. chezliza · giugno 6, 2014

    Bellissimo 😀

  17. Pinzalberto · giugno 6, 2014

    Complimenti, bisogna aprire gli occhi alla cieca ossessione sessuale maschile. E l’uso improprio del termine è doppiamente offensivo se parliamo di schiave del racket.

  18. newwhitebear · giugno 6, 2014

    Beh! poi non era così forte come il sottotitolo lasciava presagire. Un racconto alla Pretty woman (se non ricordo male il titolo) ma ben costruito e sviluppato fino al finale dolce: ho trovato l’amore.
    Complimenti

  19. tuttotace · giugno 7, 2014

    Molto bello davvero Carlo.

  20. fulvialuna1 · giugno 13, 2014

    Bella, dall’inizio alla fine, un alternarsi di emozioni. Parole forti? A volte servono, per dare incisività a ciò che si scrive e legge.

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