Amore, dolore…

E sentendo un battito del tuo cuore,
mi sono illuso, l’ho chiamato amore,
e dentro al buio c’è un silenzio che,
che sa troppo di dolore…
allora ho mescolato tutte le tue parole,
ho visto che in realtà non han valore,
mi son girato in fianco e poi…
non ti ho più cercata, amore.

Carlo Galli

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Stanotte non dormivo perchè…

Stanotte non dormivo perché… pensavo.
Pensavo a tante cose che non mi hanno portato a niente, se non a pensare ancor di più.
Mi chiedevo quale fosse la linea sottile che divide il bisogno dall’amore:
Una persona sta con un altra per amore o, passata la passione iniziale e naturale dell’istinto animale si cade nella rete dei bisogni? Chi sta con noi lo fa per amore o per solitudine, sicurezza, abitudine, necessità psicologica inconscia o per questo fantomatico amore?
Mi domandavo quanto la mia vita fosse veramente mia:
Perché nella società si sente il bisogno di dare giudizi e quindi veicolare i comportamenti altrui? Perché senza rendermene conto mi autocensuro in continuazione secondo degli standard collettivi?
Devo essere fedele perché sennò sono una brutta persona… ma magari, invece, il partner nutre bisogni e desideri verso altri ma tace… allora chi è più vero? Io che ne parlo e lo dico o chi finge? Chi prende di più per il culo chi?
Mi piace pensare a persone fuori dagli schemi come le rock star. Molti di loro sono morti giovanissimi. Molti di loro hanno avuto problemi con la società. Tantissimi giudicano queste vite come sregolate, da non seguire e pericolose per le generazioni che le seguono… beh, a me pare di vedere un ammasso di pecoroni che, dalla tristezza del loro recinto belano in coro giudizi su ciò che sta al di fuori.
Chi è in questo caso la brutta persona? Chi ha il coraggio di vivere e paga anche con la vita le conseguenze, o chi finge perbenismo e però, nel silenzio della camera da letto si masturba all idea della fornaia, dell idraulico, della professoressa del figlio, del magazziniere dell’ikea ecc?
Penso davvero che la vita sia una pagliacciata, un triste circo dove gli uomini sono semplici comparse che recitano copioni e esercizi provati e riprovati dove, l’unica cosa vera, sono gli animali (seppur addomesticati).
La mia rabbia è l’ipocrisia che ho con me stesso inconsciamente. La coerenza che cerco di avere secondo norme comuni. Quanto mi piacerebbe essere libero di contraddirmi in continuazione,a secondo di ciò che ho in mente da un momento con l’altro… eppure non sempre lo faccio… poi dovrei subirne le conseguenze… resterei più solo, sarei giudicato, dovrei sopportare le conseguenze delle azioni fuori dall’ordinario. Ecco che allora ci si adatta… me ne sto zitto e sopprimo l’animale che c’è in me sentendomi limitato e in colpa per ogni istinto:
Se mi viene un erezione guardando le mani della cassiera che imbusta le banane… se ho voglia di bere Martini fino a vomitare… se sento di alzarmi in una riunione e dire che stanno dicendo cazzate… ecc… ecc…
Noi viviamo solo il secondo del presente, io stesso all’inizio di questo post stavo creando qualcosa che prima non esisteva. C’è sempre bisogno di avere delle previsioni e delle certezze. In realtà il domani non esiste, e neanche il minuto dopo che avrete letto questo post non esite. È come se davanti a noi ci sia il nero,il niente,il buio. Non esiste. L io tra un ora non esiste. Probabilmente esisterà e posso dire che sarà pressoché uguale a quello di adesso che sta scrivendo questo post ma non esiste. Domani probabilmente sorgerà il sole ma, ci sono mille variabili per le quali potrà non succedere. Eppure pensiamo sempre di avere sotto controllo, tramite previsioni e probabilità, ciò che ancora non esiste, ciò che è semplicemente il niente nel corso del tempo.
E su queste previsioni si basa tutto.
Siamo gli unici animali a fare così.
Siamo gli unici animali che tradiscono se stessi per il bene comune.
Siamo gli unici animali ad essere evoluti talmente male che, anziché dormire per recuperare energie, spendiamo tempo in cose inutili… come scrivere queste parole.

Carlo Galli

La signora White parte 2 (Erotico)

Ripensando a ieri sera, devo proprio dire che la signora White ha un bellissimo culo. Anzi no, per meglio dire non è un sedere perfettamente simmetrico e asciutto, è piuttosto quello di una donna vera, non da copertina. Quando si avvicinò nuda al lettino per massaggi, lo ammirai in tutti i suoi movimenti. Era bellissimo proprio per quello.
“Spero che stasera completerai ciò che hai lasciato incompiuto l’ultima volta” disse mentre si sdraiava, dopo avermi osservato togliere i calzoni e la camicia.
“Vedremo, signora White. Di certo se inizia già con questa arroganza…”
Non rispose, si limitò ad un piccolo sorriso malizioso. Quel sorriso, per la prima volta da quando avevo accettato di essere “l’accompagnatore e massaggiatore” di lei, fece smuovere qualcosa tra le mie gambe. Sentii il tessuto delle mutande farsi sempre più stretto contro al glande.
Arrotolai una salvietta e le chiesi di alzare il sedere. Lei eseguì e io la infilai sotto alle creste iliache, in modo tale da avere il suo posteriore rialzato.
“Signora White, ora la benderò… desidero che lei non veda nulla di modo che si possa concentrare sulle sensazioni che prova il suo corpo”.
Non obbiettò.
La bendai con i miei boxer e le sussurrai all’orecchio “così senti il mio odore”.
Iniziai con un massaggio alla schiena classico, movimenti circolari e ampi, non troppo delicati ma neanche eccessivamente vigorosi. Poi scesi sul retro delle gambe, sfiorando leggermente l’ano con le dita medie di entrambe le mani. Rispose a quel gesto con un fremito e il suo sesso si irrorò di sangue.
L’erezione che era iniziata prima si completò in quel momento. Dovevo resistere. Dovevo lasciare che lei anelasse al mio cazzo per ancora qualche seduta. D’altronde io dovevo pur camparci con quel lavoro.
Appena arrivai a massaggiarle i piedi, non resistetti all’idea di leccarli.
“Signora White… ora farò qualcosa di interessante per lei… ma l’avviso, un solo gemito, una sola parola, un solo urlo e me ne vado.”
Mosse la testa in segno di assenso.
Iniziai a leccare la pianta del piede, dalle dita al tallone. Poi passai ai polpacci e salii sempre più su. L’interno delle sue cosce sapeva di figa. Era molto bagnata.
Allungandomi fino ad arrivare al suo sedere, il mio pene raggiunse l’altezza dei suoi piedi. Lei li strinse attorno a me e con movimenti lenti iniziò a masturbarmi.
Aprii lentamente le sue natiche, passai la lingua sull’ano. Lei spinse il sedere verso il mio viso, voleva sentire la lingua entrare. Le concedetti ciò che desiderava.
La mia eccitazione era cresciuta, dovevo controllarmi.
Mi scostai di lato al suo corpo e iniziai a massaggiarle il culo. Era molto umido della saliva e facevo entrare una falange del dito per poi ritirarla delicatamente.
“Uhhh…” sussurrò lei.
“Signora White, vuole che smetta?”
“Scusami” rispose.
Con la mano libera scesi tra le cosce, fino ad arrivare al clitoride. Era molto bagnato. Le labbra della vagina mi accarezzavano le dita.
Cominciai a massaggiarla proprio lì, accompagnando il movimento circolare a leggere spine del dito nel culo.
Aumentavo piano piano l’intensità di entrambe le mani.
I piedi della signora White iniziarono ad irrigidirsi, stava raggiungendo il piacere.
Inserii un altro dito nell’ano.
La sentii deglutire un mugolio e rispedirlo nello stomaco.
“Ora può parlare” le dissi.
Venne contorcendo tutto il corpo, ansimando e stringendo i pugni al lettino.
Aspettai qualche secondo continuando ad accarezzarle il corpo, poi le tolsi la benda improvvisata, mi rivestii velocemente e, ancor prima che lei si riprendesse e aprisse gli occhi, ero già fuori da quella stanza.
Ero sicuro avrebbe desiderato ancora di più la mia compagnia.
Ero sicuro che avrebbe voluto comprare per se stessa altri momenti di svago con me.

Carlo Galli

La signora White (racconto erotico)

La signora White, tra tutte, è una delle mie clienti preferite. Non dico solo per la immensa disponibilità economica e, tantomeno, perché a presentarmela fu il suo povero marito e amico mio che, incapace di soddisfare tutte le sue esigenze si rivolse a me nel tentativo di non perderla. E’ una delle mie preferite perché intende l’eros come desideravo che fosse. Ad oggi, nonostante le decine di nostri incontri, non abbiamo ancora consumato un rapporto completo.
Ricordo l’ultimo nostro incontro, lei era stesa sul lettino per massaggi che aveva in taverna con la testa infilata nel buco apposito. Ero posizionato dietro alla sua testa e, mentre le massaggiavo la schiena, ogni volta che mi allungavo su di lei fino a raggiungere le natiche, mi alzavo sulle punte, portando il mio pene eretto a contatto del suo viso.
“Oh Dio, non sai quanto ho voglia del tuo cazzo” mi disse sfiorando il glande con la punta.
“Ne è sicura signora White? E’ sicura che è quello che desidera realmente? E se le concedessi di possedermi totalmente, avrebbe ancora qualcosa da desiderare? I nostri incontri sarebbero ancora così intriganti?”
Mentre pronunciavo la parola intriganti, frizionai con il dito medio sull’ano, dopo averlo lubrificato con il suo stesso sesso eccitato e feci una leggera pressione. Ansimò e aprì la bocca, così le concedetti di assaggiarmi meglio, spingendo il mio sesso tra le labbra.
“Non lo so, ogni volta impazzisco sempre di più… lo voglio… voglio sentirlo dentro!”
“Shhhhhh… si giri signora White… questo suo atteggiamento è intollerabile… una donna così per bene non dovrebbe avere questi desideri da puttana… o lei è una puttana?”
La signora White non rispose, arrossì e contrasse l’addome.
“Se vuole signora White, la posso chiamare ancora una volta così…”
“Così come?” rispose lei per sentirselo dire.
“Puttana” dissi freddo.
Accompagnai la parola puttana con uno schiaffo tra le sue gambe, lei contorse il corpo per il piacere.
Mi spostai fino ad arrivare di fianco al suo sesso e iniziai ad accarezzarla, proprio lì.
Lei cercava di allungare le mani per afferrare il mio membro ma, ogni volta che arrivava a sfiorarlo mi ritraevo, aumentando l’intensità della masturbazione che le stavo praticando.
“Signora White… vederla godere mi sta facendo inumidire” dissi mentre con un movimento in avanti del bacino le mostrai la mia eccitazione.
Presi la goccia che si era creata sul glande con l’indice e la posai tra le sue labbra. Iniziò a succhiarmi il dito e io intuii che stava per avere un orgasmo.
Mi bloccai.
Poi mi rivestii velocemente.
“Stavolta Signora White non se lo è meritato. Il suo comportamento da sgualdrina non va bene.”
“Ma, ti prego… ti prego fammi venire” disse toccandosi da sola.
Io chiusi la porta e salii al piano di sopra per uscire, accompagnato dai gemiti sempre più lontani della Signora.
Sapevo come prenderla.
Sapevo che, come me, il sesso e l’eccitazione erano più mentali che “Meccanici”.
Sapevo che mi avrebbe richiamato.
E così successe.
Alla sera mi arrivò un suo messaggio:
NON SO SE AMARTI OD ODIARTI… NELL’ATTESA DI CAPIRE, TI ASPETTO DA ME. DOMANI.

Carlo Galli