Disarmonia

Nei suoi occhi c’era qualcosa di inusuale… non saprei dare un nome a questa condizione. Potrei dire che mi ricordava quei fiori che crescono sulle scarpate, che se ne stanno li a guardare il panorama sapendo di non essere disturbati da nessuno, come facessero parte di un altro mondo, così rari e preziosi soprattutto perché solo in pochi possono riuscire a vederli. Non è roba da tutti scalare una vetta. Quanti preferiscono fermarsi al comodo, guardarli da lontano senza vedere le sfumature che li compongono: colori particolari, forme inusuali per adattarsi all’ambiente che li circonda, piccolezze che li rendono unici e fragili. Fragili come noi, aggrappati ad uno spicchio di sogno, con deboli radici conficcate nelle convenzioni, a cercare di comporre l’armonia della vita in silenzio, quasi anonimo. Si, quella cosa conficcata in fondo ai suoi occhi, credo fosse la disarmonia che si portava dentro… ed era la musica più bella che avessi mai sentito.

Carlo Galli

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Ragazza

I capelli color mogano le cascavano lungo la schiena nuda, accendendo di rosso scuro la pelle del colore della neve. La stessa neve che guardava cadere fuori dalla finestra di quella piccola casa di montagna che, in tutto quel bianco silenzio, emanava una luce ballerina di un vecchio fuoco, acceso con le lettere che aveva scritto senza aver il coraggio di spedire.
Rifletteva.
Rifletteva e guardava sul vetro il riflesso dei suoi seni turgidi, l’addome piatto e nervoso, il ciuffo di peli Che nascondevano il suo punto più intimo. Osservava come il suo corpo fosse diventato quello di una donna, sviluppato nel modo in cui la maggior parte delle persone desiderava che fosse.
Si chiedeva se fosse davvero pronta ad esser donna, se ne valesse la pena di abbandonare il narcisismo e il materiale per forgiare una personalità, si chiedeva se qualcuno l’avrebbe apprezzata anche ad occhi chiusi, senza vedere Quell estetica che riempiva l’ego ma svuotava di consistenza l’essere.
Si spostò sul vecchio divano che le ricordava la nonna, lì seduta intenta a fabbricare calze di lana per tutti i nipoti, con quei grandi occhiali che le cascavano di continuo fino alla punta del naso. Si sdraiò, annusò l’aria, si accarezzò il corpo… scese con le mani tra le gambe ed ebbe un brivido, un sussulto. Non lo stava facendo per nessuno, solo per sé stessa. Voleva donarsi il primo piacere dopo aver capito di esser diventata donna. Il piacere puro che non ha secondi fini. Il piacere ad occhi chiusi, senza guardare, gustandosi tutta la sua bellezza interiore.