Piccola commedia ironica sul perbenismo, ambientata nel piccolo paesino in cui son cresciuto.

E’ di nuovo natale.

Non c’è la neve ma, in questo piccolo paesino montano, l’aria sembra schiaffeggiarmi il volto con la sua gelida mano. Il seggiolino di marmo, della panchina in piazza, sembra volermi inglobare nella sua freddezza.

Ecco le prime persone che si avvicinano all’ingresso della chiesa, li conosco quasi tutti perché sono cresciuto vedendo le stesse identiche facce e, con mia grande tristezza, ho potuto constatare negli anni che i loro visi si facevano sempre più invecchiati, mentre i loro discorsi sembravano esser sempre fermi, da anni rimasti immutati nel tempo.

Arriva l’Alfredo (detto él fredo), si avvicina alla scalinata della chiesa con riverente timore, forse sa di avere dei conti in sospeso con la morale dettata da Dio… Passa le sue giornate al bar della piazza facendo a gara di chi racconta più stronzate con i suoi amici. Alla sera, torna a casa quasi a gattoni, buttandosi nel letto ancora vestito, sordo delle imprecazioni che la moglie gli rivolge.

La signora Teresa ( detta teresina), è vestita da prima comunione. A passo svelto scavalca due gradini alla volta e corre lungo la navata, anche lei è una maratoneta che deve vincere a tutti i costi la gara, deve assicurarsi un posto sul podio, meglio nel primo banco… Di fondo non può sgarrare… Sia mai che qualcuno si ricordi di quel figlio che ha avuto fuori dal matrimonio… Ma Ssshhhhht, meglio neanche pensarlo perché magari il signore le legge nel pensiero.

Con i capelli pieni di brillantina, il Gianni, cammina lentamente, zoppicando e a testa bassa. Non entra dall’ingresso principale ma dall’entrata secondaria, quella sul lato dell’edificio. Da l’impressione che gli sguardi della gente gli arrivino come punte di trapano, si sente perforato… che figura aveva fatto col signor prevosto quella volta, quando gli era stato dato l’incarico di riverniciare il confessionale e non si era accorto che il prodotto che avrebbe dovuto lucidarlo, era acqua ragia. Si è seduto proprio di fianco a quel baldacchino, per coprire l’alone che ne è rimasto impresso. La macchia è sparita, ma lui rimane come ogni volta rosso in viso dalla vergogna.

Sono le undici, la chiesa inizia ad essere piena di sorrisi, di buona sera sparati nell’aria come fuochi d’artificio e di sguardi amorevoli. Credo che l’ottanta per cento di quelle persone non si ricordi nemmeno più come è fatta la navata, sono lì solo perché è natale… e guai a chi manca! Quelli si che sono imperdonabili!

Restando sempre seduto immobile su quella panchina, mi è nato un sorriso spontaneo… Ma è possibile che l’uomo debba vivere di tutta questa ipocrisia? Davvero pensavano che bastava esserci la notte di natale per essere buoni cristiani? Certo che no… ma forse non importa nemmeno… l’importante è che la gente veda che ci sono… E meglio nelle prime file perché si sa, il fondo è riservato a quelli un po’ più disgraziati, come succede negli ultimi posti delle corriere con gli studenti.

In occasione della messa di natale, il parroco ha fatto montare due altoparlanti all’esterno della chiesa, così quando è iniziata la predica mi sono avvicinato al portone. Alle mie orecchie arrivano belle parole, anzi bellissime parole sull’amore e sulla famiglia… ma chi le sta pronunciando? Tutta questa gente non si è accorta che ascolta consigli su cose veramente importanti, dando fiducia piena ad un uomo che per voto non può provare ciò che dice?

Sarebbe come voler imparare a scrivere avendo come maestro un analfabeta. Eppure, è molto importante essere lì ed essere ben vestiti, sbarbati e pettinati.

Finita la funzione, gli alpini sono pronti con i barili di vino fumante, nel parcheggino di fianco alla chiesa.

Alcuni, i “fedelissimi”, si fermano a scambiare quattro chiacchiere col Parroco, alcuni vanno a casa diretti e molti altri si riversano sullo stand con il vino.

Passata un’ oretta, mentre la strada si sta facendo sempre più bianca per il ghiaccio, ed i nasi sempre più rossi per il vino, i veri perbenisti, quelli che veramente ci credono fermamente fino quasi ad esser convinti di esserlo, sono tutti rientrati nelle loro case.

Rimanevano solo gli altri “ fedelissimi”, non quelli del parroco ma quelli del vino.

Ecco che timidamente qualche parolaccia inizia a confondersi tra i fumi del vin brulè, ma solo poche e dette timidamente, nascoste tra i denti, bisbigliate sottovoce… di fondo è la notte di natale, bisogna resistere e non lasciare che il vino sciolga via le  maschere.

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6 comments

  1. Guenda · febbraio 22, 2014

    Wow…ottima fotografia xD

  2. papuzza · febbraio 23, 2014

    Ci ho rivisto tante cose, tutto il mondo è paese, anche qui vicino al mare…

  3. Pingback: In nome del Padre | Leggo e ascolto

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